Vai al contenuto
Isabella C. Blum

Chi sono

Sono nata nel 1958: per questo semplice motivo aritmetico-anagrafico, il mio curriculum è piuttosto lungo.

Isabella C. Blum

Dopo gli studi classici e musicali e il conseguimento di una laurea scientifica, nel 1984 ho iniziato la mia carriera di traduttrice, cominciando a lavorare su testi scientifici non editoriali (prima come traduttrice in house per case farmaceutiche e poi, dal 1990, come freelance); a partire dal 1987 ho gradualmente spostato i miei interessi verso l’editoria, collaborando con le principali case editrici italiane (Adelphi, Bollati-Boringhieri, Codice, Cortina, Einaudi, Feltrinelli, Garzanti, Guanda, Laterza, Le Monnier, Longanesi, Rizzoli, Utet, Zanichelli e altre).

Ho tradotto numerosi testi per l’editoria scientifica (saggistica, divulgazione, trattati universitari). Sono «miei» autori i premi Nobel Tinbergen, Watson, Crick; e scienziati di fama mondiale quali Damasio, Sacks, Lovelock, Gould e altri ancora. Ho tradotto alcuni scritti, editi e inediti, di Charles Darwin.

Sempre in campo editoriale, ho lavorato anche a testi di natura letteraria, in particolare a qualche romanzo: sono sempre stata profondamente allergica alle etichette (traduttore letterario, traduttore tecnico, traduttore scientifico…) e ho fatto di tutto per evitare di ritrovarmene qualcuna attaccata addosso.

La formazione musicale (sono stata allieva di Alberto Mozzati) e umanistica (Liceo Manzoni a Milano; ho avuto il privilegio di avere tra i miei docenti Quirino Principe – indimenticabile professore di Lettere, ma soprattutto maestro di libertà intellettuale) ha rappresentato per me un bagaglio prezioso per affrontare i testi scientifici di cui mi sono occupata; quanto ai romanzi che ho tradotto, mi sono stati utilissimi per esplorare registri e modalità di scrittura che continuo a utilizzare, quando se ne presenta l’occasione, nel tradurre divulgazione e saggistica scientifica. Ha ragione Nabokov:

«Non esiste scienza senza fantasia, né arte senza fatti.»

Vladimir Nabokov

Ecco alcuni dei titoli da me tradotti (per l’elenco più o meno completo, vedi qui):

  • O. Sacks, Emicrania, Adelphi 1992; Un antropologo su Marte, ibidem 1995; L’isola dei senza colore, ibidem 1997; Zio Tungsteno, ibidem 2002; Musicofilia, ibidem 2008; L’occhio della mente, ibidem 2011.
  • S.J. Gould, «Integrazione e adattamento (struttura e funzione) nell’ontogenesi e nella filogenesi: vincoli storici ed evoluzione dello sviluppo», in La struttura della teoria evolutiva, Codice Edizioni 2003; I Have Landed, ibidem 2009.
  • M. Livio, La bellezza imperfetta del cosmo, Utet Libreria 2003.
  • H. Gardner, Il bambino come artista, Anabasi 1993; Intelligenze multiple, ibidem 1994; L’educazione delle intelligenze multiple, ibidem 1995.
  • J.D. Barrow, Impossibilità, Rizzoli 1999.
  • N. Tinbergen, Lo studio dell’istinto, Adelphi 1994.
  • F. Crick, La scienza e l’anima, Rizzoli 1994.
  • A. Damasio, Alla ricerca di Spinoza, Adelphi 2003; Il sé viene alla mente, ibidem 2012.
  • J. Watson, DNA, Adelphi 2004.
  • Matt Ridley, Il gene agile, Adelphi 2005.
  • C. Darwin, Taccuini, Laterza, Roma-Bari 2008; L’origine delle specie: abbozzo del 1842; Lettere 1844-1858; Comunicazione del 1858, Einaudi, Torino 2009.

La Giuria del «Premio Città di Monselice per la Traduzione Scientifica» ha ritenuto di segnalare il mio lavoro di traduttrice scientifica negli anni 2002, 2003, 2008 e 2012.

Con il passare del tempo ho acquisito anche una considerevole esperienza didattica – alcune migliaia di ore di insegnamento – maturata in contesti diversi: presso l’Istituto per Interpreti e Traduttori di Milano (laurea specialistica in traduzione); presso l’Università Statale di Milano (corso di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale; e corso di laurea magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale); nell’ambito di iniziative private da me ideate e realizzate, dalla fase di progettazione alla conduzione in aula e, dal 2011, alla realizzazione online.

Ho sempre creduto che quando si acquisisce un’abilità in qualcosa, per piccola e insignificante che possa essere, si abbia comunque una sorta di dovere morale di condividerla. Non saprei dire se alla base di questa convinzione ci sia una forma di generosità o di egoismo. Sicuramente, nel desiderio di trasmettere ai giovani i ferri del mestiere c’è, da parte mia, un desiderio di continuità. Forse, la molla che spinge la gente a insegnare è simile alla molla che la spinge a mettere al mondo dei figli (con la sostanziale differenza che i figli snobbano i consigli dei genitori, dando per scontato che siano spazzatura giurassica, mentre gli allievi – almeno a volte – li ascoltano e se ne servono, regalandoti immense soddisfazioni…).

Qui desidero completare questa autopresentazione accennando ad alcuni tratti di me che non hanno a che fare direttamente con la traduzione (la quale tuttavia, cortesemente invitata a uscire dalla porta, rientra sempre dalla finestra…).

Isabella C. Blum, autoritratto
Didascalia dell’autrice. Foto: Isabella C. Blum.

Vivo in campagna, amo il silenzio, non guido l’auto, mi piace camminare. I viaggi a piedi, da sola, mi aiutano a pensare e a dare corpo alle idee. Detesto il rumore e la puzza delle città. Sono attratta dal mare d’inverno e dal deserto. Una spiaggia affollata a Ferragosto è la mia personale immagine dell’Inferno. Amo la Toscana, che considero la mia terra. La mia casa è sempre aperta.

Mi piace – e ammiro – il lavoro manuale: vorrei saper fabbricare un tavolo o una sedia. So ricamare e sono una buona cuoca. Mi piace cucinare per gli amici, per i figli e per gli amici dei figli. Mi piace trasformare le cose, modificare le ricette, sperimentare variazioni sul tema.

Anni fa ho tradotto (… ci risiamo!) un bellissimo libro di Adam Gopnik; parlando della sua attrazione per la cucina e per i cuochi, ha scritto queste righe, e io traducendole le ho sentite estremamente vere e vicine a me:

«… alla ricerca di un legame occulto fra cucina e scrittura, mi ero lasciato sfuggire quello più ovvio. Sono entrambe subordinate alla conversazione. Ciò che unisce cuochi e scrittori è che il loro lavoro dipende dal fiume dei discorsi che si dipanano attorno a un tavolo. Chi cucina lo fa per mettere qualcosa nel piatto; chi scrive lo fa per conservare qualcosa che si è detto davanti a un piatto. Se a me piace stare in compagnia dei cuochi […] è perché mi piacciono le occasioni di conversazione che essi creano.»

Adam Gopnik, trad. di Isabella C. Blum. I corsivi sono miei.